Giro del mondo in 80 minuti - Guidoni racconta il suo volo
È una storia bella ma anche triste perché racconta
di uno strano «palloncino» sfuggito di mano a un gruppo di astronauti
che li trascinavano nel cosmo. Successe due anni fa e il «palloncino»
era il satellite a filo italiano «Tethered» impegnato in esperimento
di generazione di generazione di energia elettrica nello spazio.
Mentre a sfera bianca si allontanava nel buio, sulla navetta Columbia
c’era Umberto Guidoni, l’astronauta dell’Asi al suo battesimo del
cosmo.
Ed è proprio lui a ricostruire la sfortunata storia del libro «Il
giro del mondo in 80 minuti» (Di
Renzo Editore) ricordando come
l’improvvisa rottura del filo e il moncone di cavo bruciacchiato
penzolante nel vuoto avessero ammutolito tutti i protagonisti dell’impresa,
in orbita e a Terra. E noi che al centro di controllo di Houston
cercavamo spiegazioni altro non ascoltavamo che vaghe parole e
qualche imprecazione. Perché era la seconda volta che il satellite
a filo falliva per «cause americane». Il libro però non si limita
a questo avvenimento ( ricordando che comunque l’esperimento funzionò
anche se per poco) e racconta l’intera, prima esperienza orbitale
vissuta sull’astronave Columbia. Comprese le sensazioni, i pensieri
che correvano forse più veloci della navetta, il lavoro svolto
tra il cielo ero e il pianeta azzurro. È, dunque, una piacevole
lettura che trasporta lassù insegnando in breve e con semplicità
tante cose utili. E inoltre fa capire l’importanza del mestiere
del futuro; quello dell’astronauta, appunto.

