L'emozione della Terra vista dall'alto
Umberto Guidoni è il primo astronauta europeo che ha passato diversi
giorni nella costruenda Iss, Stazione spaziale internazionale.
Guidoni è rimasto in orbita dal 19 al 30 aprile per sovrintendere
ai lavori di installazione del modulo spaziale - costruito in Italia
- Raffaello. L'astronauta, che ha scritto un libro per Di
Renzo Editore, «Il giro del mondo
in 80 minuti», sulle sue precedenti
esperienze nello spazio, è stato ospite nei giorni scorsi della
casa editrice romana. In quell'occasione ha risposto alle domande
del Centro.
Con Guidoni a bordo dell'Endeavour (alla 16ª missione, 104 il totale
di tutti gli shuttle) il comandante Kent Rominger al suo quinto
volo, il pilota Jeffery Ashby, gli specialisti di missione Chris
Hadfield, John Phillips, Scott Parazynski, e il cosmonauta russo
Yuri Lonchakov. Per agganciarsi alla Stazione, lo shuttle ha orbitato
a una quota di 319 chilometri, inclinata di circa 51 gradi rispetto
all'Equatore.
Umberto Guidoni è nato a Roma il 18 Agosto 1954. Sposato con Mariarita
Bartolacci, ha un figlio, di nome Luca, nato a Houston il 21 Febbraio
1992.
Quali emozioni, sensazioni si vivono in orbita?
«Le sensazioni sono enormi e a volte anche difficili da raccontare.
Il fatto è che per molto tempo, a Terra, ci si allena a un viaggio
spaziale e quindi da molto si vive già nella nostra mente, diciamo
in modo quasi virtuale, quello che ci accadrà in seguito. Certo,
vedere la Terra dall'alto fa un certo effetto. Guardare la Terra
dal di fuori dà un forte senso di estraniamento: sembra di non
appartenere più a quel pianeta, quanto piuttosto al cosmo in generale.
Anzi, è come vivere due vite: una parte di te è con la famiglia,
con gli amici, con le cose terrene e l'altra la osserva dal di
fuori. Quando ero bambino, una volta mi portarono al largo, nel
mare e osservare la costa da lontano dava una certa sensazione
di pace: i problemi di tutti i giorni sembravano svanire. Dall'alto
la sensazione è la stessa: a volte non si capiscono tutti i problemi
di relazione che preoccupano noi terrestri. La Terra è una grande
cosa che rischiamo di rovinare, dovremmo amarla di più, è la nostra
casa e quella dei nostri figli. A volte siamo presi dalla sensazione
che ormai nulla si possa fare per arrestare la china assunta dal
senso di degrado. Invece, credo proprio che non sia così. Non credo
bisogna rassegnarsi e attendere che la Natura ci obblighi a dei
cambiamenti».
Vorrei che parlasse del suo sogno, realizzato, di diventare un
astronauta. Come le è venuto in mente, cosa ha dovuto fare, quanti
sacrifici ha dovuto superare, per arrivare a realizzarlo.
«Se guardiamo al percorso di vita di ciascun individuo, sembra
che tutto accada per caso. Credo che il caso c'entri veramente,
ma a ciascuno capita un caso speciale, tutto dipende dal tipo di
inclinazione, di preparazione, di cultura, di aspettative che ci
caratterizza. La curiosità, il desiderio di andare dentro le cose,
vedere come funzionano e perché funzionano in quel modo, hanno
sempre rappresentato una molla formidabile che ha caratterizzato
la mia intera vita, fin da bambino: se così non fosse stato forse
non avrei scelto di frequentare facoltà scientifiche e avrei "impostato" la
mia vita per seguire altre strade, anche se in ciascuna attività
occorre comunque una certa dose di curiosità. Verso i dodici anni
mi fu regalato un piccolo telescopio che puntai subito verso il
cielo cercando di penetrare quel mondo immenso e sconosciuto. Uno
spettacolo meraviglioso che ha forse contribuito a indirizzare
i miei studi verso la fisica. Quello che accadeva allora era un
gioco da ragazzi, ma poi si è rivelato un elemento che forse ha
contribuito a rappresentare una svolta: chi avrebbe mai pensato
che sarei diventato un astronauta!»
Com'è la vita in una navicella spaziale, i ritmi, come
si lavora in assenza di gravità?
«Queste sono le domande piu ricorrenti, quelle che mi vengono poste
sempre dopo, dopo che il clima, tra quelli che ascoltano e me che
parlo, è diventato un po' più amichevole. Più precisamente, quando
qualcuno mi pone domande riguardanti problemi fisiologici, noto
che altri sorridono, un po' imbarazzati. Come se ci fosse una sorta
di reticenza a chiedere come ci si comporta di fronte alle varie
esigenze della natura. Allora rispondo sorridendo anch'io e completando
la domanda che a volte rimane interrotta. Certo, una delle conseguenze
più evidenti è l'assenza di peso e per questa ragione ogni oggetto
deve essere assicurato alle pareti con il veltro, per evitare che
vada in giro per la cabina».

